Dall'intervista di Barbara Ciollisu "Terre di mezzo - Street magazine" di maggio 2010
REGISTA BORDERLINE, GIRA FILM CON IL TELEFONINO E RECITA A TEATRO CON HOMELESS, SCHIZOFRENICI E DISABILI. A TU PER TU CON PIPPO DEL BONO
(...) A volte, si acciglia. Ma sotto quella scorza ligure traspare la sua umanità e durante la nostra conversazione capisco che al "coreografo dell'anima", così lo chiamano i critici, piace soprattutto una parola: profondità.
"L'Italia è un Paese razzista e fascista, un Paese di merda". Nel film non usi mezzi termini. Ma non era il Belpaese?
Esistono paure irrazionali e soggettive: quella del buio, del bosco... E ce n'è una oggettiva, la protagonista del mio film. L'Italia sta attraversando un momento di grande chiusura verso l'altro. È un dato di fatto: il rom ti chiede l'elemosina e tu, ti giri dall'altra parte. Perché così fan tutti.
Da autore teatrale a regista di strada. Perché hai deciso di girare il film con un telefonino?
Me ne hanno offerto uno. Potevo chiamare dalla Francia gratis e ho accettato. Poi mi sono accorto che il mezzo era interessante. Così ci ho preso gusto. Non programmo mai, mi lascio trasportare dalle emozioni. Sono uno che capisce solo alla fine. L'arte è questo, no? L'opera si fa sempre più grande e tu sempre più piccolo. Adesso "La paura" è uscito anche su pellicola. Un cinema di pittura: bello, impressionista. (...)
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